mela 12 (tradizioni celtiche)

14 06 2009

Avalon_isola delle meleAvalon, l’isola delle mele

(foto © Copyright by John Howe)

Attraverso numerosi miti e leggende di diverse culture ed età, il Melo ed il suo frutto, la Mela, è la rappresentazione dell’archetipo della Grande Madre e dei suoi triplici aspetti di Vergine, Madre e Anziana. Infatti, tagliando una mela a metà attraverso l’asse longitudinale, troverai un Pentagramma, la stella a cinque punte. Anche il fiore di melo contiene il simbolismo del cinque (ha infatti cinque petali). Il numero cinque, così come il numero tre erano e sono sacri alla Grande Dea. Rappresenta il punto di fusione della materia e del cielo e la Mela è la celebrazione di questa unione. In breve la mela può essere considerata come un simbolo universale su tutti i livelli del dare e ricevere amore, anche da un punto di vista fisico. Infatti su di un piano materiale la mela è un simbolo di amore sensuale (in alcuni testi il torsolo del frutto tagliato a metà viene equiparato alla vulva), del matrimonio che viene consumato, della bellezza, della gioventù e della fertilità. Trasportando questa interpretazione su di un piano spirituale, la mela viene a rappresentare il Potere dell’Amore, la devozione agli Dei, il superamento della dualità e la comunione con gli Dei. In altre parole, il nostro amore umano, anche nella sua espressione sensuale, è un prototipo o parallelo per l’unione tra una singolo individuo con il divino. Il Melo, in molte leggende, cresce in giardini paradisiaci, come il Giardino dell’Eden, il Giardino delle Esperidi, Avalon, l’Isola delle Mele in cui Artù ferito fu condotto, e le Isole dei Beati.

Il Melo e la Mela nella tradizione Celtica.

Il melo, aval in bretone, occupa un posto di grande rilievo nella mitologia celtica. L’Altro Mondo celtico è spesso disegnato come un’Isola sulla quale crescono i meli, i cui frutti hanno un sapore dolce che ricorda quello del miele. La mela viene quindi ad avere uno stretto legame con l’Aldilà, quasi un frutto dell’immortalità, della scienza e della saggezza, un mezzo per entrare in contatto con l’Altro Mondo, spesso dato agli uomini da esseri provenienti proprio da là.

Ne “La Battaglia degli Alberi”, il melo viene definito come “benedetto” e può sorridere accanto alla roccia, emblema di sicurezza e stabilità. “e il benedetto melo selvatico Che ride orgoglioso Dal “Gorchan” di Maelderw, Accanto ala roccia”.

Nelle Triadi d’Irlanda si dimostra quanto importante fosse ritenuto l’albero delle mele, tanto che sembra richiedere la pena di morte per chi l’avesse abbattuto illegalmente: “Tre cose che non respirano risarcibili solo con cose che respirano: Un melo, un nocciolo, un bosco sacro”. Nelle Leggi di Brehon, leggi di classificazione arborea atte a stabilire la pena per chi abbatteva illegalmente alberi di una determinata specie, il melo è annoverato tra i Sette alberi Signori.

I tre alberi maggiormente riveriti dai Druidi erano il Nocciolo, la Quercia e il Melo, i cui frutti combinati insieme si diceva potessero soddisfare tutte le esigenze dell’umanità. Nell’Isola dei Beati crescono tre mele sacre sull’albero della conoscenza, ciascuna mela contiene una goccia che cadde dal calderone di Ceridwen. La prima goccia rappresenta la Quercia, il principio maschile che include forza, coraggio, giustizia, fedeltà e coraggio; queste virtù si combinano con la seconda goccia che rappresenta il Nocciolo o il principio femminile, saggezza, intuizione, ispirazione e la conoscenza delle segrete arti magiche. Infine la terza goccia, la Mela, rappresenta l’amore e la comunione con il divino. Dalla fusione e dalla simbiosi di questi tre ingredienti magici, amore, intuizione e forza nasce l’immortalità poetica e la divina follia. Il potere delle mele è detto essere la salvezza del poeta, come risulta dalla leggenda gallese di Sion Kent che il Principe dell’Aria cercò di rapire: Kent, ottenuto il potere mangiando qualche boccone di mela, si afferra saldamente al melo, rifugio che gli garantisce assoluta protezione. “Essendo troppo carico di colpe per il cielo, ma al sicuro dall’inferno, egli continua a vagare sulla terra restando inafferrabile”, in altre parole, si assicura l’immortalità poetica.

La donna dell’Altro Mondo che viene a cercare Condle, figlio del re Conn delle cento battaglie, gli consegna la mela che sarà sufficiente a nutrirlo per un mese e che non diminuirà mai.

Lugh impone ai figli di Tuireann la cerca di alcuni oggetti meravigliosi, tra cui figurano tre mele del giardino delle Esperidi: chiunque ne mangi non avrà più fame né sete, né dolore né malattie ed esse non si consumeranno mai.

Copyright
Autore Ylenia Viola | Pubblicato il 15/12/2003

Bibliografia:
Gifford. Jane. 2000 – The Celtic Wisdom of Trees. Godsfield Press Ltd.
Questin Marc . 1991 – La medicina dei Celti . Xenia Edizioni
Graves Robert. 2003 – La Dea Bianca . Adelphi





mela 10 (miti)

14 06 2009

cappella_sistina2La mela è il frutto per eccellenza. Con la sua forma sferica ha suggerito all’uomo la totalità del cielo e della terra: una specie di simbolo del potere massimo terrestre e divino insieme.
Nella tradizione ebraico-cristiana il melo è l’albero del bene e del male, nella mitologia scandinava la mela è il cibo degli dei.

Sono tre mele d’oro che tentano Atalanta a fermarsi e a perdere la scommessa con Ippomene; è una mela d’oro che scatena la guerra di Troia, è una mela il frutto che, consacrato ad Afrodite, a partire dal 3° sec. d.C., in Grecia, viene gettato al giovanetto o alla fanciulla per scegliere il compagno di banchetto; sono mele i frutti dell’immortalità del giardino delle Esperidi che Ercole, nella sua undicesima immane fatica, riesce a conquistare.

“Il simbolismo del pomo gli è conferito, afferma E. Bertrand, dal fatto che contiene al centro, formato dagli alveoli che racchiudono i semi, una stella a cinque punte. E’ per questo che gli iniziati ne hanno fatto il frutto della conoscenza e della libertà. Dunque, mangiare il pomo significa per essi abusare dell’intelligenza per conoscere il male, della sensibilità per desiderarlo, della libertà per farlo. Ma come sempre accade, l’uomo comune ha preso il simbolo per realtà. La chiusura del pentagramma, simbolo dell’uomo-spirito, all’interno della carne del pomo rappresenta inoltre l’evoluzione dello spirito reso prigioniero della incarnazione”.

half apple2Questa osservazione è contenuta anche nell’Ombre des Cathédrales di Robert Ambelain: “Il pomo, anche ai nostri giorni, nelle scuole iniziatiche, è il simbolo della conoscenza poiché, tagliandolo in due (nel verso perpendicolare all’asse del peduncolo), vi si trova un pentagramma, tradizionale simbolo del sapere, disegnato dalla disposizione stessa dei semi”.

Nelle tradizioni celtiche, il pomo è un frutto di scienza, di magia e di rivelazione. E’ anche un nutrimento meraviglioso.
La donna dell’Altro Mondo che viene a cercare Condle, il figlio del re Conn dalle cento battaglie, gli consegna un pomo che lo nutre per un mese e non si consuma mai.

Fra gli oggetti meravigliosi la cui ricerca è imposta dal dio Lug ai tre figli di Tuireann, in espiazione dell’omicidio di suo padre Cian, figurano i tre pomi del giardino delle Esperidi: chiunque ne mangi non avrà più fame e sete, dolore e malattia ed essi non si consumano mai.

In alcuni racconti bretoni, mangiare un pomo costituisce il prologo di una profezia. Se il pomo è un frutto meraviglioso, il melo (abellio, in celtico) è anch’esso un albero dell’Altro Mondo.
La donna dell’Altro Mondo che va a cercare Bran, gli dà un ramo di melo prima di trascinarlo al di là del mare.

Emain Ablach in irlandese, Ynys Afallach in gallese, l’isola d’Avalon, altrimenti detta il pometo, sono i nomi di questo soggiorno mitico in cui riposano i re e gli eroi defunti.

Nella tradizione britannica, re Artù vi si rifugiò in attesa di venir liberato ad opera dei suoi compatrioti gallici e bretoni dal giogo straniero.
Merlino nei testi, ammaestra sotto un melo.
Presso i Galli era un albero sacro come la quercia.