FAVOLETTA PARADIGMATICA

18 06 2009

103_green appleUn giorno a un Grande e Famoso Designer venne chiesto di progettare

l’OGGETTO PERFETTO

In particolare il bresf richiedeva che l’oggetto perfetto fosse prodotto con un

MATERIALE PERFETTO

che presentasse una

FORMA PERFETTA

che dal  punto di vista della fruizione e della manipolazione, mostrasse una

ERGONOMIA PERFETTA

Con riguardo agli aspetti produttivi, invece, l’oggetto avrebbe dovuto avere una

PRODUCIBILITA’ PERFETTA

ovvero a costi bassissimi.  Era altresì richiesto che il “ciclo” (di fabbricazione e uso) fosse caratterizzato da una

SOSTENIBILITA’ PERFETTA

Naturalmente non avrebbe dovuto mancare un

IMBALLO PERFETTO

e soprattutto l’oggetto avrebbe dovuto essere attraente, sia esteticamente, con lucentezza e colori, sia organoletticamente, insomma si voleva raggiungere la

DESIDERABILITA’ PERFETTA

Il Grande e Famoso Designer scelse come materiale lacqua, pensando che non ci fosse niente di più perfetto dell’acqua. Come forma, optò per un volume compatto, pressappoco sferico, ma senza l’ovvietà della semplice sfera. Egli calibrò le quote e gli ingombri regolandosi strettamente sulle misure della mano dell’uomo. Ottenne così una perfetta ergonomia. Decise che l’oggetto avrebbe dovuto fabbricarsi da sé medesimo, eliminando così qualsiasi problema produttivo. D’altra parte aver scelto l’acqua come materiale produceva, come risultato, la perfetta ecocompatibilità. Come imballo scelse uno speciale materiale, resistente, perfettamente impermeabile ma traspirante. Anch’esso ovviamente autoprodotto. Il Grande e Famoso Designer decise infine che l’oggetto perfetto, per poter essere perfettamente desiderabile, avrebbe dovuto soddisfare sia l’occhio sia il gusto sia l’appetito.
Come colori scelse il giallo, il rosso, il verde. Fu così che progettò

LA MELA

(guidomac)





Mela 18 (magritte)

18 06 2009

tratto da: http://www.badscience.net/2006/09/the-trial-that-ate-itself/

Magritte…!

magritteCecinEstPasunePomme





Mela 17 (museo della frutta)

16 06 2009

museofrutta_mele

Museo della Frutta, Garnier Valetti, Torino

http://www.museodellafrutta.it





Mela 16 (eros e seduzione)

16 06 2009

melamangioMalum è il nome della mela in lingua latina. Esso indica allo stesso tempo il frutto dell’albero del melo e ‘male’: male in quanto tentazione, trasgressione e peccato. Ma soprattutto la mela è stata per lungo tempo un simbolo di seduzione da parte di Eros.

Il nome della mela si compone di un innesto semantico fra un giudizio etico e l’indicazione di un frutto, la cui storia sembra coinvolta con l’evoluzione psichica dell’Occidente. L’utilizzo del simbolo della mela -nei miti biblici, nell’epica omerica, nelle fiabe, nell’anedottica scientifica o nella narrativa pubblicitaria- sembra poter ricapitolare la tappe del disagio della nostra morale collettiva nei confronti delle pulsioni. Secondo la nostra prospettiva la storia del simbolo del malum ripercorre lo sviluppo del rapporto dell’Io dell’Occidente con il suo lato Ombra.

La mela si presenta come un frutto saporito, zuccherino e facilmente accessibile. Seducente, come il seno o i glutei delle giovani donne alle quali è paragonato in tutta la fiorente letteratura erotica, laica e religiosa. La mela e il melograno, suo equivalente simbolico, invitano ad essere colti e mangiati, subito, senza impegni o prove da superare; la forza della mela è la sua semplicità, la sua disponibilità ad offrirsi, la sua prodigalità che chiede solo di non essere lasciata per non marcire.

La seduzione del simbolo della mela sembra legata alla dimensione del tempo: l’origine della colpa della mela agli occhi dell’Io nasce dalla sua velocità di fruizione e di decadimento, il suo facile donarsi e la sua rapida decomposizione. La mela è l’effimero, ciò che cade, il transeunte, il riassunto di tutto il male che l’eroe solare contrasta non tanto sotto le spoglie combattenti di un drago infuocato o sotto le forme subdole di un serpente tentatore quanto per la sua umile, quotidiana, oblativa ma temporanea presenza. Per cogliere la mela l’Io deve accettare di spogliarsi dell’armatura, deve sospendere la difesa dei grandi ideali e delle metanarrazioni e deve sottomettere l’ideologia della battaglia ad una riscoperta delle dolcezze che non durano.

La mela perturba le fantasie dell’Occidente. Essa è il simbolo stesso della dimensione dell’eros, spesso interpretato e condannato in maniera unilaterale come godimento sessuale. Non è un caso che la rivalutazione dell’Eros, avvenuta agli inizi del Novecento grazie alla psicoanalisi, sia ripartita proprio da un’accezione letterale dell’eros come pulsione, e sia invece pervenuta ad una connotazione più ampia e metaforica di eros come energia psichica solo dopo molti contrasti e molte divisioni, grazie soprattutto al contributo della psicologia analitica. E in particolare grazie al contributo di Jung, il quale nel libro di distacco da Freud, Libido e simboli della trasformazione, opera una metamorfosi concettuale del termine libido: da energia sessuale, appunto, a energia psichica.

Lì dove i Padri della teologia in nome del ‘contemptus mundi’ hanno confuso e condannato la vitalità della psiche come concupiscenza, i Padri della psicologia del profondo hanno recuperato il valore dell’inconscio prima come personale e sessuale e solo in seguito anche come collettivo e archetipico. Con la differenza che mentre i Padri della Chiesa condannano l’Eros nelle sue versioni esopsichiche -Demonio, donna, serpente, mela- in quanto nemici di Dio, i Padri della psicologia del profondo lo riabilitano in nome della funzione endopsichica di segnalatore del vero Sé verso il processo di individuazione.

La sessualità e la vita fantasmatica dell’inconscio, simbolizzate dalla mela, sono state dunque le due facce con cui l’eros è stato messo al vaglio del giudizio dell’Occidente. All’inizio, a dispetto dei veri dettami gesuanici, per escluderlo dai principi di una giusta condotta etica perché ‘chi ama le cose di questo mondo non può amare le cose di Dio’, e poi, dal XIX° secolo in poi, per reintrodurlo definitivamente come “la via regia” verso la salute psichica.





Mela 15 (forrest e apple)

15 06 2009

Memo:

c’è anche una scena di Forrest Gump in cui lui dice che ha comperato azioni Apple… e dice: “mi pare che facciano mele”!





mele 14 (3 uomini e una… mela)

15 06 2009

AGG_due metà

Platone e la “MEZZA MELA:

Io una scena del genere me la ricordo nel film “3 Uomini E Una Gamba”, il dialogo è tra Marina Massironi e Giacomo sulla teoria di Platone dell’anima gemella, ve li potete immaginare… Marina spiega la teoria, taglia una mela e chiede agli altri di provare se le loro metà combaciano, Giovanni no, Aldo nemmeno, ma Giacomo prende la metà mela di Marina e ovviamente le due metà combaciano perfettamente. Da quel momento sono innamorati.





mele 13 (cantico dei cantici)

14 06 2009

cantico_dei_cantici_1Il Cantico dei Cantici (o canto di Re  Salomone)


2-3Come un melo tra gli alberi del bosco,
il mio diletto fra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
e dolce è il suo frutto al mio palato.

2-5Sostenetemi con focacce d’uva passa,
rinfrancatemi con pomi,
perché io sono malata d’amore.

8-5Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?
Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.






mela 12 (tradizioni celtiche)

14 06 2009

Avalon_isola delle meleAvalon, l’isola delle mele

(foto © Copyright by John Howe)

Attraverso numerosi miti e leggende di diverse culture ed età, il Melo ed il suo frutto, la Mela, è la rappresentazione dell’archetipo della Grande Madre e dei suoi triplici aspetti di Vergine, Madre e Anziana. Infatti, tagliando una mela a metà attraverso l’asse longitudinale, troverai un Pentagramma, la stella a cinque punte. Anche il fiore di melo contiene il simbolismo del cinque (ha infatti cinque petali). Il numero cinque, così come il numero tre erano e sono sacri alla Grande Dea. Rappresenta il punto di fusione della materia e del cielo e la Mela è la celebrazione di questa unione. In breve la mela può essere considerata come un simbolo universale su tutti i livelli del dare e ricevere amore, anche da un punto di vista fisico. Infatti su di un piano materiale la mela è un simbolo di amore sensuale (in alcuni testi il torsolo del frutto tagliato a metà viene equiparato alla vulva), del matrimonio che viene consumato, della bellezza, della gioventù e della fertilità. Trasportando questa interpretazione su di un piano spirituale, la mela viene a rappresentare il Potere dell’Amore, la devozione agli Dei, il superamento della dualità e la comunione con gli Dei. In altre parole, il nostro amore umano, anche nella sua espressione sensuale, è un prototipo o parallelo per l’unione tra una singolo individuo con il divino. Il Melo, in molte leggende, cresce in giardini paradisiaci, come il Giardino dell’Eden, il Giardino delle Esperidi, Avalon, l’Isola delle Mele in cui Artù ferito fu condotto, e le Isole dei Beati.

Il Melo e la Mela nella tradizione Celtica.

Il melo, aval in bretone, occupa un posto di grande rilievo nella mitologia celtica. L’Altro Mondo celtico è spesso disegnato come un’Isola sulla quale crescono i meli, i cui frutti hanno un sapore dolce che ricorda quello del miele. La mela viene quindi ad avere uno stretto legame con l’Aldilà, quasi un frutto dell’immortalità, della scienza e della saggezza, un mezzo per entrare in contatto con l’Altro Mondo, spesso dato agli uomini da esseri provenienti proprio da là.

Ne “La Battaglia degli Alberi”, il melo viene definito come “benedetto” e può sorridere accanto alla roccia, emblema di sicurezza e stabilità. “e il benedetto melo selvatico Che ride orgoglioso Dal “Gorchan” di Maelderw, Accanto ala roccia”.

Nelle Triadi d’Irlanda si dimostra quanto importante fosse ritenuto l’albero delle mele, tanto che sembra richiedere la pena di morte per chi l’avesse abbattuto illegalmente: “Tre cose che non respirano risarcibili solo con cose che respirano: Un melo, un nocciolo, un bosco sacro”. Nelle Leggi di Brehon, leggi di classificazione arborea atte a stabilire la pena per chi abbatteva illegalmente alberi di una determinata specie, il melo è annoverato tra i Sette alberi Signori.

I tre alberi maggiormente riveriti dai Druidi erano il Nocciolo, la Quercia e il Melo, i cui frutti combinati insieme si diceva potessero soddisfare tutte le esigenze dell’umanità. Nell’Isola dei Beati crescono tre mele sacre sull’albero della conoscenza, ciascuna mela contiene una goccia che cadde dal calderone di Ceridwen. La prima goccia rappresenta la Quercia, il principio maschile che include forza, coraggio, giustizia, fedeltà e coraggio; queste virtù si combinano con la seconda goccia che rappresenta il Nocciolo o il principio femminile, saggezza, intuizione, ispirazione e la conoscenza delle segrete arti magiche. Infine la terza goccia, la Mela, rappresenta l’amore e la comunione con il divino. Dalla fusione e dalla simbiosi di questi tre ingredienti magici, amore, intuizione e forza nasce l’immortalità poetica e la divina follia. Il potere delle mele è detto essere la salvezza del poeta, come risulta dalla leggenda gallese di Sion Kent che il Principe dell’Aria cercò di rapire: Kent, ottenuto il potere mangiando qualche boccone di mela, si afferra saldamente al melo, rifugio che gli garantisce assoluta protezione. “Essendo troppo carico di colpe per il cielo, ma al sicuro dall’inferno, egli continua a vagare sulla terra restando inafferrabile”, in altre parole, si assicura l’immortalità poetica.

La donna dell’Altro Mondo che viene a cercare Condle, figlio del re Conn delle cento battaglie, gli consegna la mela che sarà sufficiente a nutrirlo per un mese e che non diminuirà mai.

Lugh impone ai figli di Tuireann la cerca di alcuni oggetti meravigliosi, tra cui figurano tre mele del giardino delle Esperidi: chiunque ne mangi non avrà più fame né sete, né dolore né malattie ed esse non si consumeranno mai.

Copyright
Autore Ylenia Viola | Pubblicato il 15/12/2003

Bibliografia:
Gifford. Jane. 2000 – The Celtic Wisdom of Trees. Godsfield Press Ltd.
Questin Marc . 1991 – La medicina dei Celti . Xenia Edizioni
Graves Robert. 2003 – La Dea Bianca . Adelphi





mela 11 (atalanta e ippomene)

14 06 2009

atalanta_g.ReniAtalanta, che era una ninfa, per accontentare il padre, sicura dei propri mezzi, promise di sposarsi solo con chi l’avesse battuta in una gara di corsa. La posta era altissima: ciascun pretendente che non ne fosse uscito vincitore, sarebbe stato ucciso.

Nessuno riuscì a batterla finché non arrivò Melanione (o Ippomene) che, profondamente innamorato, volle cimentarsi nella rischiosissima impresa chiedendo aiuto ad Afrodite. La dea diede allora a Melanione tre mele d’oro tratte dal Giardino delle Esperidi ed egli, seguendone il consiglio, lasciò che cadessero una ad una durante la corsa. Atalanta ne risultò irresistibilmente attratta e si fermò ogni volta a raccoglierle perdendo così terreno prezioso e, infine, la stessa gara.





mela 10 (miti)

14 06 2009

cappella_sistina2La mela è il frutto per eccellenza. Con la sua forma sferica ha suggerito all’uomo la totalità del cielo e della terra: una specie di simbolo del potere massimo terrestre e divino insieme.
Nella tradizione ebraico-cristiana il melo è l’albero del bene e del male, nella mitologia scandinava la mela è il cibo degli dei.

Sono tre mele d’oro che tentano Atalanta a fermarsi e a perdere la scommessa con Ippomene; è una mela d’oro che scatena la guerra di Troia, è una mela il frutto che, consacrato ad Afrodite, a partire dal 3° sec. d.C., in Grecia, viene gettato al giovanetto o alla fanciulla per scegliere il compagno di banchetto; sono mele i frutti dell’immortalità del giardino delle Esperidi che Ercole, nella sua undicesima immane fatica, riesce a conquistare.

“Il simbolismo del pomo gli è conferito, afferma E. Bertrand, dal fatto che contiene al centro, formato dagli alveoli che racchiudono i semi, una stella a cinque punte. E’ per questo che gli iniziati ne hanno fatto il frutto della conoscenza e della libertà. Dunque, mangiare il pomo significa per essi abusare dell’intelligenza per conoscere il male, della sensibilità per desiderarlo, della libertà per farlo. Ma come sempre accade, l’uomo comune ha preso il simbolo per realtà. La chiusura del pentagramma, simbolo dell’uomo-spirito, all’interno della carne del pomo rappresenta inoltre l’evoluzione dello spirito reso prigioniero della incarnazione”.

half apple2Questa osservazione è contenuta anche nell’Ombre des Cathédrales di Robert Ambelain: “Il pomo, anche ai nostri giorni, nelle scuole iniziatiche, è il simbolo della conoscenza poiché, tagliandolo in due (nel verso perpendicolare all’asse del peduncolo), vi si trova un pentagramma, tradizionale simbolo del sapere, disegnato dalla disposizione stessa dei semi”.

Nelle tradizioni celtiche, il pomo è un frutto di scienza, di magia e di rivelazione. E’ anche un nutrimento meraviglioso.
La donna dell’Altro Mondo che viene a cercare Condle, il figlio del re Conn dalle cento battaglie, gli consegna un pomo che lo nutre per un mese e non si consuma mai.

Fra gli oggetti meravigliosi la cui ricerca è imposta dal dio Lug ai tre figli di Tuireann, in espiazione dell’omicidio di suo padre Cian, figurano i tre pomi del giardino delle Esperidi: chiunque ne mangi non avrà più fame e sete, dolore e malattia ed essi non si consumano mai.

In alcuni racconti bretoni, mangiare un pomo costituisce il prologo di una profezia. Se il pomo è un frutto meraviglioso, il melo (abellio, in celtico) è anch’esso un albero dell’Altro Mondo.
La donna dell’Altro Mondo che va a cercare Bran, gli dà un ramo di melo prima di trascinarlo al di là del mare.

Emain Ablach in irlandese, Ynys Afallach in gallese, l’isola d’Avalon, altrimenti detta il pometo, sono i nomi di questo soggiorno mitico in cui riposano i re e gli eroi defunti.

Nella tradizione britannica, re Artù vi si rifugiò in attesa di venir liberato ad opera dei suoi compatrioti gallici e bretoni dal giogo straniero.
Merlino nei testi, ammaestra sotto un melo.
Presso i Galli era un albero sacro come la quercia.








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